28 maggio 2026
10 punti per relazionarsi in un nuovo team
Edoardo è un analista-sviluppatore .NET/TSQL con quindici anni di esperienza. Quando non sviluppa, si dedica alla famiglia e a qualche altra attività: lettura, moto, viaggi, parapendio, Aikido, pianoforte e violino.
Quando si entra in un nuovo progetto o gruppo di lavoro, la competenza relazionale è spesso quella che fa la differenza.
Lavorando con team in continuo movimento, ho visto cosa funziona e ho deciso di condividere la mia esperienza con i colleghi di Blazar, condensandola in 10 punti. E alla fine un bonus: quello che secondo me conta più di tutto.
1. L'ansia iniziale è normale
La prima cosa che voglio sottolineare è che è assolutamente normale, quando si cambia lavoro o team, provare un po’ di ansia e apprensione: chiedersi se ci si troverà bene, come saranno i colleghi, come sarà il lavoro, come si riuscirà a costruire nuove conoscenze. Succede a tutti. A chi più, a chi meno. E per chi è alle prime esperienze lavorative può essere più difficile. Probabilmente dalla seconda o terza volta diventerà più semplice. L’importante è cercare di viverla nel modo più sereno possibile.
2. Rompere il ghiaccio in modo semplice
Una delle cose che ho visto funzionare molto bene è rompere il ghiaccio in modo semplice, anche banale. Il lunedì mattina durante la pausa caffè un “Com’è andato il weekend?” è più che sufficiente. Ricordo una volta di aver scoperto che un collega allenava una squadra di calcetto. Dopo qualche giorno gli ho chiesto “Com’è andata la partita?” niente di più. Ma è stato sufficiente per distendere il clima e iniziare a capire il contesto in cui mi trovavo. Senza diventare invadenti, ma abbastanza per rompere il ghiaccio.
3. Imparare ad ascoltare
Imparare ad ascoltare e a cogliere le pause è, a mio avviso, uno degli aspetti più sottovalutati, soprattutto tra gli sviluppatori. Durante le pause caffè, a pranzo, ma anche nelle riunioni su Teams: i primi minuti sono spesso i più utili per capire come le persone si approcciano e interagiscono tra loro, quali sono gli interessi, le eventuali criticità e se esistono frizioni.
4. Sfruttare i momenti informali
Mi viene in mente una battuta di un collega: noi sviluppatori, quando lavoriamo, “ca**eggiamo”, e poi alla pausa caffè facciamo l’analisi. Paradossalmente è proprio nei momenti senza pressione, davanti a un caffè, che nascono idee come “Ma sai che questa cosa potremmo risolverla così?”. È un aspetto da tenere in considerazione e da sfruttare. Anche accettare un semplice “Vieni a prendere un caffè?” è importante: dire sempre no perché si è impegnati può dare un’impressione negativa.
5. Osservare e adattare il registro
All’inizio è meglio seguire il gruppo: osservare cosa fanno gli altri per capire come inserirsi nel modo migliore. È importante comprendere come i colleghi si relazionano tra loro e imparare a usare registri comunicativi diversi. Capire quando è il caso di essere più scherzosi e leggeri e quando invece è necessario essere più professionali e seri. Anche i commenti sugli altri team (“lì lavorano bene” oppure “non capiscono niente”) danno indicazioni utili per orientarsi.
6. Capire la gerarchia
Può sembrare strano, ma quando si entra in un gruppo è utile chiedersi: “Chi è il capo? Chi è il capo del capo?” Non per una questione formale, ma per capire con chi si sta parlando in un determinato momento: un collega, uno stagista o magari qualcuno più in alto che vuole visibilità su un lavoro importante. Questo aiuta anche a modulare il proprio modo di comunicare. Attenzione: può capitare che lo stagista sia in giacca e cravatta e l’amministratore delegato in maglietta.
7. Essere proattivi
Non è facile, soprattutto per un junior appena entrato, ma su alcune cose è possibile. Un esempio banale: “Dove andiamo a pranzo?”. Proporre un posto è semplice e non comporta rischi. Oppure, se durante una pausa sento qualcuno parlare di un problema, posso dire: “Ho sentito che parlavi di questa cosa, possiamo vederla insieme più tardi? Magari non so aiutarti, ma posso provare a capire meglio.” È un modo semplice per iniziare a collaborare, senza dover proporre grandi cambiamenti.
8. Capire bene il lavoro assegnato
Può capitare che un task sia un bug vecchio, importante ma non urgente, oppure un’attività semplice ma prioritaria. È importante capire il contesto prima di partire. All’inizio basta fare una domanda: “In caso di problemi, a chi posso chiedere?” oppure “Preferisci che provi prima da solo?”. Chiedere è lecito e dimostra consapevolezza, non insicurezza.
9. Presentarsi con soluzioni, non solo con problemi
Può sembrare difficile, ma non lo è. Se ho trovato una possibile soluzione, anche se non ne sono del tutto convinto, posso dire “Ho trovato questo approccio, non mi convince del tutto, ma è l’unico che ho individuato”. In questo modo dimostro impegno, capacità di ragionamento e facilito il confronto.
10. Spiegare il proprio ragionamento
Soprattutto nelle email, quando rispondo a una richiesta trovo utile descrivere i passaggi fatti: “Ho controllato questo, questo e questo e sono arrivato a questa conclusione”. Non per essere pedante, ma per mostrare il percorso seguito. Anche in caso di errore, questo permette agli altri di capire dove si è sbagliato e di aiutare a migliorare.
La gentilezza: la chiave di tutto
Un aspetto spesso sottovalutato è la gentilezza. Essere educati, anche nelle email, usando “per favore” e “grazie”, fa la differenza. Se qualcuno sbaglia, è meglio evitare di evidenziarlo pubblicamente: meglio scrivere in privato, spiegando con tatto cosa non funziona. Questo aiuta a mantenere un buon clima.
L’immagine che mi piace di più è quella della mano di ferro in un guanto di velluto: essere fermi, ma sempre educati. Essere gentili non significa essere deboli, ma essere corretti e rispettosi.